Parafilia: quando e in che senso parlare di perversione in senso medico

 

Il concetto di perversione sessuale (parafilia) non necessariamente è un problema medico. Perversione può essere intesa in senso statistico, e quindi come “stranezza”, oppure come “deviazione” in riferimento ad una finalizzazione dell’attività sessuale (riproduttiva, o di condivisione, reciprocità e complementarità).

Su un altro piano il termine perversione può essere inteso come “stato” oppure come “sviluppo”, ovvero una costituzione perversa fin dalla prima definizione del gusto sessuale, oppure lo spostamento verso una sessualità abnorme da parte di una persona che aveva una vita sessuale precedentemente normale.

Riguardo alla dinamica del rapporto, si può far riferimento alla collocazione dell’elemento eccitante: l’elemento eccitante può essere il ruolo da assumere (tipo I), oppure il ruolo assunto dal partner o insieme al partner (tipo II), oppure caratteristiche oggettuali o dell’ambiente (anche senza partecipazione di un’altra persona) (tipo III).

I comportamenti sessuali per cui le persone chiedono un aiuto medico sono più spesso del tipo III, quelle che hanno carattere di non consensualità o quindi di implicazioni criminali il tipo I, mentre la dinamica di tipo II è quella che più spesso corrisponde ad una soddisfazione rispetto alle proprie inclinazioni sessuali.

Lasciando perdere i “soliti” elenchi dei vari gusti sessuali, più o meno rari, più o meno bizzarri, vediamo meglio quando e come la spinta sessuale può causare disagio e andare fuori controllo.

I comportamenti sessuali “squilibrati” si avvicinano più ad un modello in cui il partner, anche se presente fisicamente, non ha una sua indipendenza e una sua iniziativa. L’eccitamento si svolge tutto in uno dei partecipanti, o in solitudine rispetto ad un oggetto, senza la comunicazione con alcun partner.

In alcuni casi attività sessuali senza partner, come la masturbazione, sono praticate con il ruolo di sostituire il rapporto preferito quando questo non è possibile, oppure di coltivare fantasie che solo nella masturbazione sono ritenute accettabili o praticabili, oppure ancora in aggiunta all’attività sessuale con partner.

In senso medico, il concetto di “deviazione” (parafilia) andrebbe sempre definito a partire da un elemento clinico, e cioè l’espressione di una sofferenza generale legata all’impossibilità di cambiare il proprio comportamento sessuale. In pratica se non c’è sofferenza individuale, non dovrebbe essere utilizzato neanche il termine di parafilia, ma di variante, e non rispetto alla norma ma semplicemente nel senso di “tipo di comportamento sessuale”.

Se una parafilia non è più sotto controllo, tenderà ad essere invadente, penalizzante e fonte di rischio o semplicemente di frustrazione per uno scadimento della qualità della vita sessuale.

La parafilia quindi, definita patologica quando conduce (di per sé, intrinsecamente) ad una insoddisfazione o sofferenza complessiva legata alle condotte sessuali, fonderebbe il suo carattere patologico nella sua propria dinamica sessuale, che punta ad un orgasmo ma esclude una componente che arricchisce l’orgasmo stesso o lo rende soddisfacente, ovvero la gratificazione del rapporto (inteso come complicità nella consumazione della sessualità).

Si possono distinguere le parafilie da eccesso:

  • sessualità eccessivamente impulsiva, vorace, rapida ed esplosiva, al punto da rendere impossibili o problematici rapporti soddisfacenti per la persona stessa.
  • Dipendenza sessuale: ricerca di orgasmi continua e ossessionante, che si accompagna a perdita di controllo sul tipo di rapporti, partner, sui rischi e spinge ad ottenere un orgasmo a discapito della qualità del rapporto. Può essere prevalentemente auto-erotica (masturbazione compulsiva) o no.

 

E parafilie da “perversione”, in cui è l’oggetto o il partner eccitante che sono particolari e solo di un determinato tipo.

In verità le parafilie tendono comunque, più gravi sono, a divenire sempre più impulsive, per cui divengono sempre anche un problema di “eccesso”, che siano comportamenti ti tipo normale o perverso come modalità di rapporto. In altre parole, nella categoria della sessualità impulsiva e della dipendenza sessuale ci stanno sia casi di sessualità normale che casi di sessualità perversa.

Inoltre si può distinguere la parafilia primaria (unica attività sessuale mai avuta dalla persona) o secondaria (deviazione rispetto alla sessualità precedente); se secondaria, secondaria all’esposizione a stimoli diversi da quelli abituali (parafilia indotta), o secondaria ad ostacoli che rendono problematico lo svolgimento dell’attività sessuale nella maniera altrimenti preferita (parafilia surrogata).

Un esempio di parafilia secondaria ad esposizione può essere quella sviluppata con il consumo di materiale pornografico, inizialmente per ovvia curiosità sessuale o per associarlo alla masturbazione o per supplire all’assenza di rapporti con altre persone. In una seconda fase il legame con la pornografia, o con filoni specifici può divenire non soltanto una variante da applicare eventualmente anche ai rapporti con partner reali, ma una modalità ricercata a discapito della normale attività di ricerca e consumazione di rapporti, e in maniera tale da interferire con la soddisfazione sessuale globale (che quindi tende a decadere). Il legame tra reazione orgasmica e stimolo che gli fa cornice nel tempo possono quindi “spostare” la ricerca del piacere verso lo stimolo “alternativo”, mentre invece il canale della soddisfazione sessuale non si sposta. Ne consegue un conflitto tra il sesso “voluto” e cercato nei fatti e la gratificazione prodotta.

Caratteristiche delle parafilie da un punto di vista medico

  1. condotta sessuale che presenta un eccessivo coinvolgimento in pratiche sessuali diversamente dall’orientamento inteso dal soggetto o da quello precedentemente associato a gratificazione
  2. scadimento nel tempo della gratificazione sessuale, parallelamente al prevalere del comportamento oggetto di preoccupazione. Scostamento progressivo tra idea di gratificazione ed esperienza di gratificazione.
  3. indesiderabilità del comportamento da parte del soggetto, con intenzione maturata individualmente di evitarlo o limitarlo
  4. Sensazione soggettiva di perdita di controllo con timore per le conseguenze in rapporto ad una iper-sintonia che non consente di evitare o limitare i danni potenziali, ed anzi tende ad amplificarli in rapporto ad una ricerca di condizioni sempre più estreme come previsione di gratificazione

 

Lo scopo del trattamento medico della parafilia patologica è quello di consentire alla persona una vita sessuale più gratificante senza il vincolo dell’istinto verso un comportamento sessuale penalizzante e anche dannoso, per il suo oggetto o per la sua modalità.

Poiché esiste una corrispondenza tra modificazione del comportamento e definizione del problema, è logico che se una parafilia non è patologica in senso medico (cioè la persona non si lamenta di averne perso il controllo) non ci sono basi concrete per un rapporto medico-paziente e per un trattamento, perché non c’è da ristabilire un equilibrio tra l’intenzione e il controllo dell’azione. Si può trattare in questi casi di situazioni di interesse legale, sociale e che magari possono risentire anche di un “trattamento” di tipo medico, ma non sono definibili come malattie dell’individuo.

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