Sindrome della bocca che brucia

La sindrome della bocca che brucia (bocca urente – burning mouth syndrome, bms) consiste in un disturbo localizzato in maniera continua e esclusiva, o prevalente, alla cavità orale. Il sintomo centrale è un fastidio descritto come dolore e/o bruciore, e ha andamento continuo durante la giornata, con tendenza ad aumentare nella seconda metà.

Il sintomo può riguardare la lingua, la mucosa delle guance, le gengive, le labbra, l’intero cavo orale. Si possono associare altre alterazioni della sensibilità della zona buccale, orale e in generale facciale, alterazione del gusto e della salivazione (secchezza).

I trattamenti sono per lo più valutati con la stessa tempistica delle terapie per altri disturbi somatoformi o disturbi dell’umore o d’ansia con sintomi somatici, quindi 1-3 mesi.

  • Paroxetina. Altri farmaci analoghi (SSRI) sono stati provati con risultati meno chiari

  • Amisulpride. Uno studio indica un effetto duraturo su pazienti donne

  • clonazepam, con risultati non inequivocabili ma una percentuale di risposta completa elevata

  • Acido alfa lipoicoe gabapentin, inefficaci isolatamente

Si tratta di un disturbo che ha un alto indice di miglioramento parziale ma non duraturo (che si traduce nel cosiddetto “effetto placebo”). Non necessariamente un effetto rapido è destinato a svanire nel tempo, ma purtroppo sono necessari alcuni mesi per confermare che effettivamente l’effetto osservato (che può essere autentico e anche legato direttamente al farmaco) rimanga soddisfacente.

Poiché la secchezza della bocca può associarsi, alcuni medicinali sono meno utilizzati o usati a dosi basse anche per evitare che producano la secchezza come effetto collaterale, il che sarebbe contraddittorio. Tuttavia va ricordato che il rapporto tra secchezza e dolore/bruciore non è affatto chiaro, e che le forme in cui invece esiste una relazione definita come la sindrome di Sjogren non rientrano in questa diagnosi.

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