Problemi medico-legali : questioni riguardanti droghe e patente di guida

L’assistenza medico-legale in questi casi riguarda diversi tipi di situazioni.

a) patente sospesa o ritirata a seguito di fermo ed esame tossicologico  (alcol-test o esame urine). Se la persona è risultata positiva è solitamente sanzionata e/o accusata. Non sempre le procedure di accertamento rispettano però i canoni, e quindi non sempre i risultati di un esame come quelli citati sopra sono idonei ad affermare che una persona guidava ubriaca o sotto l’effetto di sostanze.

Poiché la legge indica come la “guida sotto l’effetto” come condizione non ammessa, se ciò non è dimostrato è possibile contestare il provvedimento. Un esame delle urine positivo, ad esempio, non consente di stabilire automaticamente che la persona fosse sotto l’effetto. Le ragioni possono essere: positività errate dovute ad altre sostanze (farmaci per esempio), oppure a condizioni mediche; tecniche che non consentono di risalire alla presenza della sostanza nel cervello; errori con sostanze somministrate dopo l’accesso in ospedale, in caso di persone ricoverate dopo incidente stradale.

E’ inoltre importante precisare che gli accertamenti sanitari, come ad esempio la diagnosi di uno stato di intossicazione, o di astinenza, o di alterazione mentale, deve essere convalidato in sede medica, e non è sufficiente che i comportamenti siano segnalati come “anomali” o “sospetti”. Quindi, nonostante sia significativo che una persona sia notata come “strana” o “alterata”, questo può essere legato a fattori diversi da quelli legati alla intossicazione da sostanze.

b) patente sospesa o ritirata in soggetti che assumono sostanze a scopo terapeutico. In questo caso va assolutamente distinto l’essere in cura con sostanze classificate (per il loro effetto acuto) come stupefacenti, e una condizione di cura che invece implica il venir meno dell’effetto stupefacente. Una persona in terapia quindi non necessariamente subisce effetti “alteranti”, proprio per il risultato di un’assunzione costante della sostanza e quindi del fenomeno dell’assuefazione. Ne sono esempi le terapie per la dipendenza da oppiacei (metadone, buprenorfina).

Esistono in tutti questi casi riferimenti scientifici, tecnici da applicare all’analisi dei singoli casi per contestare la validità dei test eseguiti, o al loro effettivo significato, oppure per sostenere la differenza tra la propria specifica condizione di soggetto in cura con un medicinale, e soggetto “sotto l’effetto” alterante della stessa sostanza.

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