Attacchi di Panico

L’attacco di panico é una crisi di solito improvvisa, con sintomi di vario tipo associati ad una paura intensa di morire, di svenire, di perdere il controllo delle proprie azioni o dei pensieri.I sintomi più frequenti sono:

  • Palpitazione/batticuore, difficoltà a respirare/respiro corto/senso di soffocamento, senso di peso sul torace o di “sprofondamento” al petto.
  • Crampo o disagio in corrispondenza dello stomaco, tensione addominale, stimolo a urinare o a defecare, nausea-
  • Senso di sbandamento, di instabilità, sensazione di “testa confusa” o “testa vuota”, acufeni (ronzii o fischi agli orecchi), sensazione di non camminare bene, di sprofondare.Formicolio, intorpidimento di parti del corpo, anche alla testa o alla lingua, sensazioni tipo “punture di spillo”, tensione muscolare o sensazione di muscoli molli o dolenti, stanchezza improvvisa, tremore interno, sudorazione.

Tutti questi sintomi possono in teoria derivare da molte cause, e presi di per sé non chiariscono la natura del disturbo. Durante gli attacchi di panico non si verifica in genere niente di quanto i sintomi lascerebbero temere: non si verificano infarti, non si perde conoscenza, o non del tutto, non si soffoca, non si vomita etc.

Alcuni segni, come per esempio il battito cardiaco accelerato, il pallore, la pressione alta, non hanno di per sé significato. Dopo l’attacco ci si sente in genere spossati, confusi, può essere difficile concentrarsi o proseguire quello che si sta facendo; ci si può poi sentire malinconici, facili al pianto anche senza motivo, irritabili.

In genere lo spavento è il sintomi prevalente, e la paura che l’attacco ritorni rimane forte, anche se l’attacco non si ripresenta nei giorni successivi. Dopo i primi attacchi la persona tende a mettere in atto dei comportamenti di difesa, di ritiro, di limitazione degli spostamenti, o prende precauzioni per poter essere eventualmente soccorsa, non trovarsi mai da sola, non entrare o permanere in luoghi chiusi e affollati, o in spazi aperti e isolati. E’ questa la cosiddetta agorafobia, che costringe ad una vita segregata o segnata dalla necessità di evitare una serie di condizioni in cui l’attacco potrebbe ritornare oppure in cui si ha paura di sentirsi male.

«L’urlo» di Edward Munch

Entro questi limiti, gli attacchi possono anche non tornare, o essere attenuati, ma la persona diviene schiava dell’ansia che l’attacco ritorni e non è più completamente libera e autonoma. Per lunghi periodi gastrointestinali, la persona può convincersi di avere qualcosa che non va a livello corporeo, e sottoporsi a controlli ripetuti, con una preoccupazione che si rinnova ogniqualvolta ritorna l’attacco. Le persone che sono agorafobiche da anni possono far resistenza a curarsi perché ormai terrorizzate dall’idea di fare cose che ormai hanno escluso e il cui solo pensiero evoca una sensazione di paura (viaggiare, dormire da sole etc).

Il disturbo di panico è curabile. Se la persona da molti anni non è più autonoma, dopo aver praticato la cura è necessario esporsi con gradualità alle situazioni temute, mantenendo la terapia farmacologica, per combattere il condizionamento che si è stabilito nel corso del tempo, una volta che gli attacchi sono “bloccati”.

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