Fobie

 

 

Il termine “fobia” indica una modalità di reazione ad un oggetto, sia quando ci si entra in contatto concretamente che quando lo si pensa o lo si immagina. Si tratta di una paura, sentimento di per sé comune e funzionale ad evitare danni e pericoli. La fobia ha due caratteristiche che la rendono però fonte di disagio: innanzitutto non consente alcuna gradualità, cioè è una reazione esplosiva che non lascia spazio a tornare indietro. La paura si può vincere, si può addomesticare, si attenua mano a mano che si conosce lo stimolo, mentre la fobia al contrario non permette che questo normale rapporto di adattamento e di elaborazione delle paure si sviluppi. L’altro aspetto è che produce una situazione di limitazione per la persona, che vorrebbe esporsi allo stimolo, o vorrebbe poter essere libera di farlo, ma si rende conto di essere invece obbligata ad evitarlo. E’ ovvio che una paura può anche svilupparsi ed essere confermata: si ha istintivamente paura del fuoco e del calore forte, se si prova a toccare il fuoco la scottatura rinforza questa paura, che diventa contemporaneamente più “ragionata”, cioè si capisce che il fuoco è da evitare oltre certi limiti, non in assoluto. Nella fobia invece un incontro con un oggetto già temuto, o ancora non temuto, produce una reazione di terrore e di fuga che non consente alcuna elaborazione razionale, e la tiene bloccata (nel comportamento). Chi ad esempio ha la fobia dell’aereo, potrà ragionarvi in mille modi, il che non aiuterà però l’istinto a evitare nella vita reale di volare. Chiaramente alcune fobie possono in realtà essere insignificanti, cioè non influire in alcun modo sulla vita della persona, se riguardano situazioni o oggetti che non incontrerà mai o quasi, o non più. Ad ogni modo la consapevolezza di avere un limite rigido, di avere un terrore che sta in agguato, anche se nessuno lo sa e se è improbabile che debba rappresentare un problema, la persona con una fobia ha un certo disagio per questa sorta di handicap. Alcune persone si sentono limitate nelle loro scelte, altre si convincono di essere incapaci di fare qualcosa quando invece l’ostacolo non è la paura in sé, che sarebbe dominabile, ma la fobia. Altre ancora si convicono di essere paurosi, vigliacchi, incapaci di affrontare le proprie paure, e coltivano in segreto questo rammarico anche se nella vita riescono poi a superare situazioni ben più importanti.
Ci sono disturbi che si basano su una fobia, come il disturbo d’ansia sociale, altrimenti noto come fobia sociale. Questo comporta una serie di oggetti e situazioni che scatenano reazioni scomposte, o di imbarazzo, di fuga, che fanno andare “nel pallone”, o che fanno salire il terrore che gli altri si accorgano della paura che si prova, anche se non è visibile. Ci sono altri disturbi che si complicano spesso con paure di luoghi e situazioni, come il disturbo di panico. In questo caso si tratta di paure rivolte sia al corpo (morire, svenire, avere un infarto), sia alla perdita del controllo in generale per lo stato di panico che si è provato (non trattenere le feci, farsi la pipì addosso, vomitare etc), sia paure relative al fatto che luoghi o eventi particolari possano scatenare gli attacchi di paura. Il tutto si suole riassumere alla fine con il termine di “paura della paura”, poiché l’oggetto da evitare alla fine è sostanzialmente il panico.
Ci sono poi alcune fobie che si sviluppano in rapporto al fatto che la persona pensa in maniera ossessiva a determinate sue paure, o oggetti che gli producono repulsione, dubbio, che sente minacciose o non controllabili. Di conseguenza la paura, anziché rimanere flessibile, diventa rigida e impone l’evitamento di quegli oggetti o situazioni, con un rapporto ambivalente per cui la persona deve pensarle dentro di sé o esaminarle a fondo per poi rimanerne terrorizzato e evitarle o cercare rassicurazione. Questi quadri rientrano nel Disturbo Ossessivo, e sono note come “fobie ossessive”. In questo caso, specie se sono fobie astratte o concettuali, o di pensieri, non c’è una vera e propria reazione di fuga o evitamento ma una reazione ansiosa, anche con sintomi corporei come sudorazione o senso di nausea, quando la persona si concentra sui concetti o le immagini mentali che lo turbano.

Nei manuali sono riportate spesso delle “fobie semplici”, quando il meccanismo delal fobia è limitato a un oggetto, e non è una modalità generale di pensare o di reagire agli stimoli ambientali. Non è però raro che una fobia semplice faccia parte di una storia in cui poi compare un quadro ossessivo, di ansia sociale, di panico, o di ansia generalizzata.

Negli anni si sono accumulate descrizioni numerose di fobie, alla fine ripetitive, di solito definite con il nome di derivazione greca o latina. Le singole fobie non sono ciascuna una malattia a sé stante, e spesso sono varianti di una stessa fobia. Di sotto si riporta un elenco di nomi di fobie. Alcune suonano francamente assurde. Di solito le forme assurde rimandano ad un meccanismo ossessivo, in cui vi può essere un’associazione tra una caratteristica dell’oggetto e un disagio, un pericolo, un dubbio che innesca un pensiero non controllabile, cosicché la persona finisce per evitare quell’oggetto non tanto per le sue caratteristiche più comuni e principali, ma magari per un senso particolare che gli attribuisce, e magari anche per un ruolo che ha avuto nella sua storia personale.
 

 

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