Generalità e definizioni

Il Disturbo Bipolare si definisce quando l’umore, il pensiero e il comportamento oscillano tra fasi di eccitamento (mania) e fasi di inibizione (depressione).

Nell’eccitamento le energie sono maggiori, i pensieri veloci, originali e ricchi, l’atteggiamento ottimista, propositivo, esibizionista, o provocatorio. L’ambiente è percepito come vicino, gli obiettivi raggiungibili, il successo probabile o certo, gli ostacoli come insensati e le persone che non assecondano sono criticate o aggredite. Se la persona arriva a delirare i temi sono di grandiosità o persecutori, mistici, inventori.

Nella fase depressiva l’umore è triste, indifferente, sconfortato, malinconico. Le energie sono minori, si è facilmente affaticabili. La motivazione viene meno, le iniziative sono poche e vissute con sfiducia, spesso c’è rinuncia per timore di insuccesso, o sensazione che non vi siano sbocchi felici. Si fa difficoltà a formulare pensieri, a far progetti, si ha l’impressione di non essere all’altezza, di aver perso le proprie abilità, o lo spirito necessario per agire.

A seconda dell’intensità dei sintomi si distinguono diverse forme di disturbo bipolare. Nella forma “tipo I”, o psicosi maniaco-depressiva, vi sono fasi cosiddette maggiori, cioè più gravi, fino alla perdita del contatto con la realtà e alla comparsa di allucinazioni e deliri. Nella forma “tipo II” c’è depressione ricorrente alternata a fasi di eccitamento più attenuate, senza perdita del contatto con la realtà. Nella ciclotimia, sia la depressione che l’eccitamento sono attenuate. Più recentemente sono state definite le forme III, in cui le fasi di eccitamento sono indotte da farmaci o droghe, e la IV, che consiste in una depressione che colpisce soggetti con temperamento euforico-energico, e la II e ½, o depressione ciclotimica, ovvero la depressione ricorrente o cronica in persone con umore abitualmente instabile, anche nel corso della fase depressiva stessa.

Il Disturbo non consiste né nella depressione, né nell’eccitamento, ma in una tendenza all’instabilità dell’umore, a cicli, in cui depressione e mania possono essere due momenti dello stesso ciclo. Le fasi possono anche essere “miste”, cioè sostanzialmente fasi di eccitamento in cui però l’umore, preso isolatamente, è malinconico o irritabile o disperato, comunque negativo, mentre il comportamento è agitato, eccitato, aggressivo o frenetico. La persona può sentirsi investita da un destino crudele ma con un chiaro significato. L’atteggiamento può essere perplesso, e il vissuto quello dell’urgenza di risolvere situazioni, anche con gesti estremi e negativi, o di provocare qualcosa per volgere a proprio favori gli eventi.

Il Disturbo bipolare nel tempo porta a due tipi di evoluzioni. Nel tipo I ci può essere un progressivo distacco dall’ambiente, specialmente se i sintomi psicotici sono frequenti e le fasi libere da sintomi sono brevi. In questo caso infatti la vita della persona è continuamente interrotta da fasi di malattia, spesso con eventi pericolosi o di rottura con l’ambiente, che possono portare a incidenti, arresto, lesioni o danni di altro tipo (es.economici). Nelle forme attenuate, di solito l’evoluzione è verso una forma di insoddisfazione cronica, in cui dominano la noia, la delusione, la mancanza di motivazione e la difficoltà nel costruire rapporti stabili. Le persone possono rimanere adattate e produttive, ma essere relativamente infelici o in costante conflitto con familiari, amici, partners.

Se non trattate, le forme di disturbo bipolare hanno fasi sempre più frequenti e lunghe, fino alla continuità tra un’oscillazione e l’altra.

E’ frequente che i soggetti bipolari siano creativi, eccentrici o estremi nelle proprie scelte, insofferenti alla noia e alla stabilità, che tendano a non accontentarsi dei successi ma si spingano sempre oltre, e che mal si adattino alle situazioni di stasi e relativa tranquillità.

Tipicamente chi è affetto da disturbo bipolare attenuato non coglie la parte eccitatoria ma si concentra sulla depressione. Tipicamente, durante le fasi del disturbo la persona non ha coscienza dell’alterazione, ma tende ad attribuirla agli eventi, all’ambiente, a farne una lettura esistenziale o a negarne l’esistenza.

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