a cura del Dott. Matteo Pacini - Medico Chirurgo - Specialista in Psichiatria

OPPIACEI - "Oppio buono contro oppio cattivo"



di Pacini M.





Storia e Trattamento della Tossicomania



"Io Governatore dello stato di New York, proclamo che…."

Il 28 Novembre 1988 l'allora sindaco di New York Mario Cuomo stilava un documento ufficiale per risconoscere "sul campo" la validità di un metodo scientifico per la cura della dipendenza da narcotici, al suo secondo decennio di applicazione su larga scala negli Stati Uniti. In una grande metropoli la tossicodipendenza può esprimersi in tutto il suo potenziale di danno sociale, per la estrema densità di popolazione, per l'estrema visibilità dei fenomeni sociali, e per la voracità con cui la criminalità organizzata tende a infiltrarvisi. Inoltre, l'allora emergente problema AIDS rendeva ancor più urgente intervenire sul fenomeno. I programmi metadonici sembravano riuscire a risollevare le sorti di una battaglia che migliaia di poliziotti non riuscivano a vincere, e che l'infettivologia non aveva armi per combattere. Dieci anni dopo, 1999, l'allora sindaco Giuliani dichiarò pubblicamente di aver cambiato il proprio programma elettorale. Dopo un consulto con gli esperti di tossicodipendenza dalla sua città, aveva ritirato la proposta di chiudere i programmi metadonici, ed aveva anzi promessi di potenziarli. Dati alla mano, smantellare lo strumento con cui il danno sociale da droga era stato arginato non sarebbe stato un buon affare elettorale.


La piaga e l'unguento: L'ipotesi di usare un "oppio buono" contro un "oppio cattivo".

La messa a punto di una cura per il morfinismo/eroinismo non ha seguito vie particolari. La sperimentazione riguardò una sottocategoria che non aveva "niente da perdere", i tossicomani abitualmente dediti al crimine che entravano e uscivano dagli istituti di pena, problematici sia in carcere che all'esterno. La garanzia che il programma sperimentale avrebbe dovuto dimostrare era innanzitutto il contenimento del potenziale criminale di questi soggetti, che non era arginabile con le misure deterrenti e punitive abituali, ma, trattandosi di malattia, lo sarebbe stato a mezzo di una terapia efficace.
Ciò avvenne: rispettivamente nel 1968 e nel 1969 il gruppo di Vincent Dole pubblicava due lavori intitolati "Trattamento riuscito per 750 tossicomani criminali", e "Trattamento metadonico in un gruppo per tossicomani criminali non selezionati". Si dimostrava quindi che esisteva un metodo efficace per rendere inoffensivi socialmente gli eroinomani. Questo approccio, a prima vista, potrebbe sembrare simile a quello recentemente proposto e studiato di distribuzione controllata e legalizzata di eroina.
A prima vista, perché le ipotesi di lavoro di Dole, e anche le caratteristiche dello strumento, il metadone, erano radicalmente diversi. Distribuire eroina "gratis" ad un eroinomane significa certamente eliminare la criminalità legata alla spinta ad approvvigionarsi di soldi, ma non elimina il fatto che l'eroinomane è socialmente disadattato, improduttivo, e soprattutto infelice. Si dimentica spesso, infatti, che al di là della pericolosità sociale, un eroinomane è innanzitutto "rotto" nel suo rapporto con il piacere e l'equilibrio individuale. Gli eroinomani che troverebbero soddisfacente l'eroina "di stato" sarebbero solo una piccola parte. Del resto i programmi sperimentali avviati in alcuni paesi in questo senso riguardano proprio i cosiddetti eroinomani "duri" che non accettano né richiedono altro tipo di intervento: per loro il massimo risultato ottenibile, almeno inizialmente, è la neutralizzazione della pericolosità sociale. Negli stessi paesi in cui si ricorre all'eroina "controllata" per questo "zoccolo duro", sono però disponibili i veri programmi terapeutici per tutti gli altri, i più. Con l'eroina "gratis" non si può curare l'eroinismo, e sarebbe paradossale visto che proprio l'eroina ha indotto la malattia nel cervello di chi l'ha usata.

All'inizio in diversi pensarono di distogliere i morfinomani usando altre sostanze: furono provate l'eroina e la cocaina, che in effetti sottraevano la persona al legame con la morfina per irretirlo in un legame ancor più forte con se stesse. Passare dal morfinismo all'eroinismo o al cocainismo significava passare "dalla padella alla brace". Nella sua ipotesi di lavoro, Dole tenne conto di questi fallimenti e scelse uno strumento diverso. Il metadone non si diffondeva rapidamente nell'organismo, e vi restava a lungo. Trattando le persone eroinomani con dosi gradualmente crescenti di metadone si poteva ottenere una condizione in cui l'eroina assunta non produceva più alcun effetto, perché "schermata" dal metadone già posato sugli stessi "interruttori" nel cervello ("narcotic blockade"). Per dosi abbastanza alte, non esisteva più dose di eroina equivalente. Quindi, la persona trattata non poteva semplicemente smettere il farmaco per riprendere la droga, perché non sarebbe stato coperto, ed era così costretto a proseguire la cura per un certo periodo. D'altro canto, la dose poteva essere aumentata senza effetti narcotici, perché l'organismo si assuefaceva al metadone così come all'eroina e alla morfina. L'ipotesi fu confermata. Ma le scoperte andarono oltre gli intenti. Alcuni eroinomani assumono dosi limitate di metadone, potrebbero usare anche eroina ma non lo fanno. Inoltre, alcuni eroinomani assumono metadone e smettono di usare eroina, senza sperimentare l'impossibilità di "farsi" sul metadone. Inoltre, quando gli effetti dell'eroina già non sono più ottenibili, ma la persona continua ad assumerla, aumentando la dose del farmaco si fa cessare del tutto l'uso di eroina. Questo indica che il farmaco estingue il desiderio per l'eroina in maniera proporzionale alla dose assunta, e che in alcuni casi basta questo a spiegare il perché si smette di "farsi".


Oppiaceo quindi vuol dire tutto o niente. Alcuni danno tossicomania, altri no. Alcuni possono essere utilizzati per curare, altri fanno ammalare.
Usare un farmaco oppiaceo per curare una tossicomania da un altro oppiaceo non significa quindi "sostituire", "surrogare", "rimpiazzare" una sostanza con un'altra. Significa invece usare una sostanza per correggere i comportamenti indotti dall'altra, sostituire sì, ma non il farmaco, bensì i suoi effetti sul comportamento della persona. Si potrebbe dire "oppio buono" e "oppio cattivo".
Non sarebbe il primo caso in cui sostanze simili hanno un impatto diverso e magari opposto sulla salute.
Che cosa rende una sostanza oppiacea "maligna" al di là del piacere che può derivare dall'assumerla e dagli effetti che può avere ? In molti resterebbero delusi, ma sembra che l'unica differenza sia in come la sostanza si muove nel corpo: le sostanze che arrivano rapide nel cervello vi lasciano un'impronta, nel senso che il cervello risponde elaborando un programma per "ritrovarle" in seguito. Le sostanze che arrivano lente si fanno scordare, o comunque non inducono la voglia di farsi ritrovare. In questo l'eroina è peggio della morfina, mentre il metadone è innocuo. Ma basterebbe costruire una "nuova morfina" che si muove "lenta", che si avrebbe una molecola probabilmente innocua. E basterebbe prendere una sostanza terapeutica e modificarla per renderla "rapida" e la si renderebbe pericolosa. La buprenorfina, una sostanza curativa usata per l'eroinismo, è terapeutica se assunta in compresse per bocca, ma può anche essere "sbriciolata" e sciolta ottenendo delle piccole dosi che, iniettate, producono un effetto simile a quello dell'eroina. A seconda della modalità di somministrazione, quindi, si rivela la faccia "buona" o quella "cattiva" di uno stesso farmaco. Ultimamente, per impedire l'uso non terapeutico di questo farmaco è uscito un preparato dalla composizione tale per cui l'effetto terapeutico è uguale, ma l'effetto "da iniezione" è neutralizzato automaticamente.

Attualmente sono in corso studi sulla morfina "a lento rilascio" come terapia dell'eroinismo, che niente hanno a che vedere con la morfina "di stato". Di fatto la ricerca della "morfina buona" chiude il cerchio e non è che la prosecuzione della ricerca su un concetto già consolidato con il metadone, e più recentemente con la buprenorfina.




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© 2007. Dr. Matteo Pacini