Contestazione risultati etilometro e contestazione guida in stato di ebbrezza

Come tutti sanno, si può incorrere in sanzioni, civili e penali, in caso di guida in stato di alterazione da alcol (ebbrezza). L’accertamento di tale condizione si avvale di una prova “madre”, un tempo detta “prova del palloncino”, che consiste nel misurare la concentrazione di alcol nell’aria espirata, facendo soffiare la persona in maniera isolata (con un beccuccio o cannello) dentro il macchinario. L’accertamento si compie direttamente su strada, trattandosi di un macchinario portatile. Dopo, l’accertamento può comprendere anche ulteriori parametri, come la misurazione diretta dell’alcol nel sangue, che richiede un prelievo venoso e un’analisi chimica.

La persona che risulti “positiva” a questi accertamenti subisce poi un destino variabile, anche a seconda dei danni procurati, e del livello di positività (artt 186/ 186 bis codice della strada): oltre 0,8 vi sono sanzioni penali. Dal punto di vista legale entrano poi in ballo altre considerazioni, qui invece intendo mettere a fuoco l’aspetto tecnico dell’accertamento e dai termini in cui si può contestarlo.

L’accertamento è riferito al momento in cui è eseguito. Passando le ore, i livelli di alcol cambiano. Misurare l’alcol nell’aria espirata mette in ballo diverse variabili. Si dà per scontato che la misurazione stimi in maniera precisa la quantità di alcol nel sangue, ed è per questo che si impiega. Per evitare che misuri altro alcol, cioè quello temporaneamente accumulato in bocca, si deve utilizzare un macchinario con meccanismo di individuazione automatica dei flussi di aria “sospetta” (bocca e non vie aeree inferiori) e far sciacquare la bocca alla persona in maniera da diluire e eliminare l’alcol in bocca. Tolto questo però, il test è comunque contestabile alla radice.

Esso ha un presupposto, e cioè che soffiando si misuri l’alcol proveniente dall’aria più profonda, quella alveolare. Supponendo che questa aria sia un volume “tot”, si può risalire a quanto sia la concentrazione alcolica nel sangue in base a quanta se ne misura nell’aria soffiata. Esiste cioè una formula con un fattore standard che si basa su quanto detto e contiene la variabile del volume di aria in cui si diffonde l’alcol dal sangue.

Ora, proprio qui nascono i problemi, perché studi in materia dimostrano che i meccanismi non sono quelli su cui si basa la teoria del test, e che la variabile “volume delle vie aeree” ha un’ampiezza di variabilità troppo grande per poter stimare con precisione l’alcol nel sangue.

Non sono poche le implicazioni di una contestazione tecnica. Innanzitutto, l’impossibilità di stimare un livello alcolico “sopra” la soglia delle sanzioni penali. Poi, in generale anche l’impossibilità di stimare un livello alcolico sopra la soglia di sanzioni minime civili. Questo non è vero solo per differenze di stima di 1 o 2 decimi, ma anche per livelli molto maggiori.

In particolare, una contestazione tecnica è poi rinforzata dalla presenza di eventi e condizioni che non farebbero pensare ad una ebbrezza o stato di alterazione della coscienza. Certe misurazioni, in altre parole, sono strane perché non corrispondono ad uno stato mentale e fisico previsto in base a quel livello di alcol nel sangue. Dato che questa misurazione, ottenuta indirettamente con il “soffio” nell’etilometro, è inaffidabile, la contestazione può ristabilire un coerenza tra i due dati.

In conclusione. il test etilometrico è contestabile, anche quando eseguito con tutti i crismi e gli scrupoli. Non si tratta di “sfumature” ma di una contestazione di affidabilità di fondo, che può giustificare differenze “maggiori” di effettivo livello alcolico stimato.

 

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