a cura del Dott. Matteo Pacini - Medico Chirurgo - Specialista in Psichiatria

IMPULSIVITA'



Le fonti di gratificazione possono essere introdotte nell'organismo, sotto forma di sostanze chimiche, oppure rimanere esterne. In questo caso la gratificazione si ottiene esponendosi a situazioni, eventi, o provocando intenzionalmente conseguenze piacevoli. Sulla scia della gratificazione viene evocato o rinforzato l'impulso a compiere una determinata azione, così come è nei confronti delle droghe. L'impulso può andare "fuori controllo" e scivolare verso la dipendenza.

Il meccanismo della dipendenza "non chimica" è più o meno simile per ogni oggetto e simile a quella delle droghe. Non essendoci l'introduzione di una sostanza nell'organismo, non c'è intossicazione, ma ci sono le modificazioni cerebrali associate alla dipendenza.

Alcuni esempi di dipendenze "non chimiche", cioè da stimolo non chimico, sono:

  1. Gioco d'azzardo (dove lo stimolo è la vincita; dai vecchi "malati di gioco" all'attuale dipendenza da videopoker)
  2. Stimolazione sessuali, che comprendono:
    • Masturbazione
    • Dipendenza da rapporti sessuali
    • Dipendenza da rapporti sessuali con carattere di parafilia (deviazione)
    • Dipendenza da immagini pornografiche o da "telefono erotico"
    • Dipendenza da acquisto di beni di consumo ("spendere patologico", "dipendenza da shopping")
  3. Dipendenza da cibo come stimolo gustativo
  4. Condotte autolesive che hanno una componente gratificante, compreso lo strapparsi peli e capelli, lembi di pelle e scarificazione (tricotillomania e skin-picking)
  5. Condotte aggressive che hanno una componente gratificante, dallo scontro fisico (es.violenza da stadio) al teppismo contro oggetti, allo stupro o aggressione seriale a sfondo sessuale, all'omicidio seriale per gratificazione

In tutti questi casi c'è da distinguere comunque una condizione di compenso individuale, in cui la persona può compiere azioni dannose o devastanti per gli altri ma ne prova una gratificazione compiuta e soddisfacente; e situazioni in cui invece la persona si sente spinta a compiere determinati atti ma vorrebbe potersi controllare anche perché non ne ricava poi la gratificazione immaginata, o comunque ha l'intenzione di non proseguire in tali comportamenti. Nel primo caso si parla di sociopatia, di impulsività sociopatica o socialmente pericolosa, o socialmente deviante; nel secondo caso, e solo nel secondo, si parla di dipendenza.

Il "disturbo" del controllo degli impulsi pertanto non è il frequente ripetersi di atti impulsivi devianti o pericolosi o dannosi, ma l'incapacità della persona di gestire gli impulsi al fine di potersi garantire una gratificazione durevole e soddisfacente. Del "disturbo" si occupa la medicina, del resto si occupano la criminologia, la giurisprudenza, la psicologia e la politica.