a cura del Dott. Matteo Pacini - Medico Chirurgo - Specialista in Psichiatria

Sintomi residui e sindromi residuali del Disturbo Bipolare



Trattamento


Attualmente, non esistono dati sull'impiego di terapie specifiche per correggere la residualità bipolare. Per quanto riguarda i sintomi residui depressivi esistono grossi dubbi sul ricorso ad una farmacoterapia antidepressiva, poiché spesso questi composti sono implicati nello sviluppo di rapida ciclicità, stati misti e cronicità. Più interessanti sono i farmaci ad azione dopaminergica come gli Imao, il bupropione, i dopaminoagonisti, per la correlazione tra sistema dopaminergico e gratificazione. Questi composti possono essere impiegati con successo per il trattamento della depressione residua, o di sintomi quali ipoedonia, riduzione dell'iniziativa e difficoltà di socializzazione. Sfortunatamente, anche questi farmaci non sono esenti dall'induzione di viraggi espansivi e rapida ciclicità ed in aggiunta si associano allo sviluppo progressivo di tolleranza. Spesso infatti si osservano risposte transitorie, seguite a distanza di tempo variabile (da alcune settimane ad alcuni mesi, talora anni) da ricadute depressive spesso resistenti ed a decorso cronico.

Per quanto riguarda i residui maniacali, l'ottimizzazione della terapia stabilizzante può consentire un buon controllo della componente timica e dell'agitazione psicomotoria. Più problematico è il controllo dell'impulsività e dei comportamenti a rischio come pure quello dei residui psicotici (idee megalomaniche, mitomania, etc). Anche in questo caso l'impiego di antipsicotici può precipitare fasi depressive ed innescare cronicità iatrogena (sintomi extrapiramidali, discinesie tardive, psicosi da supersensitività).

Le sindromi residuali di tipo difettuale necessitano probabilmente di un intervento combinato farmacologico e psicosociale-riabilitativo, anche se ad oggi non è stata studiata adeguatamente alcuna strategia terapeutica specifica. Per i quadri di ipoforia residua, il mantenimento di una terapia protratta, in condizioni di stabilità timica, e in condizioni di normale stimolazione ambientale, può, in tempi lunghi, migliorare il grado di soddisfazione soggettiva del paziente. Allo stesso modo, modificazioni ambientali non programmabili e insolite possono risolvere un residuo ipoforico altrimenti destinato alla persistenza. In ogni caso, il mantenimento e l'ottimizzazione della terapia antibipolare rivelatasi efficace è essenziale per concepire altre forme di intervento migliorativo. Ne consegue che né i residui di fase, né la residualità post-eccitatoria specifica del disturbo, rappresentano validi motivi per il disimpegno dalla terapia stabilizzante in atto.


Conclusioni


Al di là dei sintomi residui delle fasi espansive e depressive, più facilmente comprensibili, vi è una residualità sindromica del disturbo bipolare meno studiata e per la quale non sono state esplorate adeguatamente strategie terapeutiche specifiche. La sindrome residuale conseguente alle gravi fasi espansive o miste psicotiche ha alcuni punti di contatto con il residuo schizofrenico, e con quest'ultimo condivide alcuni aspetti clinici e di approccio terapeutico. L'ipoforia post-ipomaniacale dei pazienti bipolari II, a differenza del residuo depressivo, non è di per sé un sintomo di minus rispetto all'equilibrio normotimico, ma una distonia tra la normotimia oggettiva e la gratificazione soggettiva, che si sviluppa dopo che il paziente ha sperimentato le fasi espansive. In questo caso siamo di fronte ad una sindrome post-eccitatoria che persiste in condizioni di equilibrio timico. La sua espressione clinica condivide alcuni aspetti della depressione bipolare, e condivide il nucleo di disturbo della gratificazione con i quadri residui dei disturbi da uso di sostanze (ipoforia). Il peso di questo quadro sindromico indotto, si inscrive nel decorso della malattia stessa, ne condiziona gli esiti in termini di qualità di vita e talora l'aderenza alle terapie, e il legame con l'abuso di sostanze. Per il suo trattamento non esistono presidi specifici, fatta eccezione per il tempo d'azione della terapia, che spesso permette di acquisire benefici a lungo termine senza ulteriori strumenti.




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